
Il 20 febbraio del 1987, Enzo Tortora tornava nello studio di Portobello. Dopo anni di fango, accuse infamanti e un’assurdità giudiziaria che avrebbe stroncato chiunque, aprì la bocca e pronunciò una frase rimasta nella storia: «Dunque, dove eravamo rimasti?». Con la dignità dei grandi, azzerò il rumore del circo mediatico e si riprese il suo posto.
Sia chiaro, io non sono un grande, non ho subito alcun processo, se non quello interiore che giovedì scorso mi ha portato a pubblicare lo sfogo “Le trasmissioni riprenderanno al più presto possibile”. Ero stanco. Schifato da una comunicazione pubblica che assomiglia sempre più a una rissa da osteria. Politici nazionali e internazionali che non sanno fare altro che insultare, minacciare, promettere tempesta e poi fare un passo indietro con l’alibi “Sono stato frainteso”.
E certi talk show, molti leoni da tastiera nei social network pronti a gettare benzina sul fuoco.
Il nostro moderno circo dei media non informa più: fattura sul panico. I telegiornali aprono con la colonna sonora da film horror, i talk show campano sul travaso di bile degli ospiti e i social network hanno trasformato l’indignazione in una valuta di scambio. Siamo passati dal giornalismo d’inchiesta al “giornalismo d’esca”, dove l’unico obiettivo è farti cliccare su un titolo ansiogeno per piazzarti l’ennesimo banner pubblicitario. Se non c’è il sangue o la rissa, lo spettacolo non decolla. E a forza di guardare questo horror quotidiano, si finisce per assuefarsi alla bruttezza.
Poi stanotte, verso le tre, mentre me ne stavo nel mio bunker tecnologico al riparo dal “butta-butta” dell’imminente cambio di stagione familiare, mi è tornata in mente quella frase di Tortora. E ho capito che spegnere il monitor e arrendersi al silenzio significa dargliela vinta. Significa lasciare il campo libero ai venditori di fumo.
E allora eccoci qui. Come piccoli esuli digitali, abbiamo bisogno di un manuale di autodifesa, di alcune “istruzioni per l’uso” per navigare in questa palude senza sporcarci la mente.
Regola numero uno: applicare lo “shift-canc” mentale alle notizie gridate. Se qualcuno urla per farsi sentire, di solito non ha nulla da dire.
Regola numero due: riscoprire il valore del dubbio. Nell’era dei monitor a fosfori verdi e dei floppy da 8 pollici, un errore di sintassi bloccava il sistema; oggi, la totale mancanza di logica nei dibattiti diventa il motore del traffico web.
Regola numero tre: l’ironia. Resta la posata più elegante per consumare questo pranzo indigesto.
Eventuali & Varie non chiude, anzi, riparte da qui. Con una nuova veste, più calma e, spero, invitante. Perché in un mondo di persone che parlano sopra gli altri, c’è ancora una fottuta percentuale di umanità nel sedersi, premere Ctrl+S e ricominciare a ragionare insieme.
Dunque, dove eravamo rimasti? Ah, sì: a un blog semiserio, a un caffè caldo e a un sacco di storie digitali ancora da raccontare.
In fondo se i miei fratelli che mi conoscono da una vita mi definiscono “Genio e sregolatezza” un motivo ci sarà pure.
Regola n. 45
«Quando attraversi il metaverso, fallo a testa alta.»

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