eppure riesce ancora a connettermi con il mondo

Estate.
Ora dell’aperitivo.
Ci sono piccoli riti che non hanno bisogno di essere spiegati.
Uno di questi è sedersi al tavolino di un bar con uno Spritz, qualche oliva e delle patatine davanti e lasciare che sia il mondo a fare conversazione.
Io, in fondo, sono sempre stato più bravo ad ascoltare che a parlare.
O, meglio ancora, a osservare.
La gente passa.
C’è chi torna dalla spiaggia con la pelle ancora salata, chi passeggia senza una meta precisa, chi trascina un gonfiabile a forma di fenicottero come se fosse il trofeo della giornata.
Sul tavolo accanto siede una ragazza.
Davanti a lei c’è una bibita ormai quasi finita.
Fra le mani tiene il telefono.
Il pollice sale.
Poi ancora.
E ancora.
Ogni tanto compare un sorriso.
Qualche volta una smorfia.
Ogni tanto un’espressione di sorpresa.
Ma gli occhi restano sempre lì.
Non li alza mai.
Il pollice continua a salire.
Mi torna in mente una frase che avevo appuntato qualche giorno fa.
«La vita è quella cosa che succede agli altri mentre tu stai scrollando.»
Per qualche secondo mi sembra una buona definizione dei nostri tempi.
Poi, però, guardo meglio.
Davanti al bar passa un bambino che cerca disperatamente di convincere il padre che il gelato va mangiato prima di cena.
Due signore discutono animatamente.
Non capisco di cosa parlino, ma dalle mani direi che stanno risolvendo almeno tre problemi del pianeta.
Un cane si ferma davanti a un piccione.
Il piccione lo guarda con la tipica aria di superiorità che solo i piccioni conoscono.
Dopo qualche secondo entrambi decidono che la faccenda non merita ulteriori approfondimenti.
Poco più in là una coppia di anziani cammina piano.
Lui offre il braccio a lei.
Non perché sia necessario.
Per abitudine.
Per affetto.
Per quella forma di eleganza che non si insegna.
Mi accorgo che sto sorridendo.
Perché tutta questa normalità non finirà mai in un video virale.
Nessun algoritmo la premierà.
Nessuno metterà un cuore a una passeggiata lenta, a un gelato condiviso o a due persone che continuano a scegliersi dopo cinquant’anni.
Eppure è proprio lì che molto spesso si nasconde la parte migliore delle nostre giornate.
A quel punto mi viene un dubbio.
Forse la frase che avevo scritto è sbagliata.
La vita non succede agli altri.
Succede davanti a tutti noi.
Solo che, qualche volta, siamo talmente occupati a guardare quella degli altri – vera o artificiale che sia – da dimenticarci della nostra.
Finisco lo Spritz.
La ragazza infila il telefono in borsa.
Proprio in quel momento, sul mare, il sole tocca l’orizzonte.
Non so se lei lo abbia visto.
Io sì.
Regola n. 24
«Non attribuire alla malizia ciò che può essere spiegato da fretta, stanchezza o incompetenza.»

giovedì 16 Luglio 2026 alle 16:55
E ricorda che fisicamente o virtualmente io sono lì, con la mia schweppes
giovedì 16 Luglio 2026 alle 17:11
❤️
venerdì 17 Luglio 2026 alle 12:44
Oggi è proprio questo che manca: la capacità di “osservare”!
Quelli della nostra generazione, si fermano ancora ad “ osservare”,
ma i ragazzi di oggi corrono troppo in fretta…non osservano né assaporano nulla di ciò che li circonda!
La vita li avvolge e li stravolge in un vortice troppo veloce.
Ricordo la frase di un film (che è un po’ il mio “mantra”) che diceva
“Ci accontentiamo di vivere infelici perché abbiamo paura del cambiamento…..
venerdì 17 Luglio 2026 alle 13:25
Non riusciamo più ad osservare e nemmeno riusciamo a farci domande.
E, stranamente, siamo convinti di avere tutte le risposte sullo smartphone …