Il panorama può attendere

La montagna ha il suo fascino.
Quando, tu che vivi al mare, attraversi la Pianura Padana, se la visibilità lo permette non puoi fare a meno di ammirare le Alpi che fanno da maestosa corona e protezione al nostro Paese. E quando ho letto fra le notizie un titolo che iniziava con «Val di Fassa…», ho dovuto per forza leggerlo.
Non sono rimasto deluso dalla notizia, ma piuttosto dal contesto. Pare che i turisti, spero quelli del weekend lungo, si siano precipitati sulle Dolomiti non per farsi un selfie con uno degli innumerevoli panorami mozzafiato, ma con in mano un bombolone.
Il bombolone certamente è di prima qualità. Volete che un krapfen preparato con amore da trent’anni in un rifugio a quota 2.300 metri non abbia raggiunto la perfezione?
E poi, diciamocela tutta: dopo una scarpinata con quell’aria fine, cosa volete che siano 450 calorie ricoperte di zucchero a velo e marmellata? Niente, meno di niente.
Anni, tanti anni fa, anche io in estate andavo in vacanza in montagna. Oddio, montagna. Mi facevo ospitare da mio fratello sul Lago Maggiore, in una casa dove, dalla finestra del bagno, all’alba, potevi ammirare il Monte Rosa illuminato dall’aurora che lo tingeva del colore che gli ha dato il nome.
E naturalmente seguivo i consigli della gente del posto. Specie quelli enogastronomici. Il rifugio Zamboni, quella baita dove facevano la polenta con il formaggio e il latte, la grappa “clandestina” fatta in casa dalla zia, le trote salmonate cotte sulla brace.
Insomma, seguivo i miei desideri e i consigli di chi la montagna la viveva sul serio.
Oggi pare che tutto sia cambiato.
Vediamo una cosa sul telefonino?
Ha qualche milionata di visualizzazioni e like?
Ci devo andare!
Devo fotografarla!
Devo condividerla!
La faccio diventare ancora più virale, scatenando una specie di catena di Sant’Antonio infinita.
Anche io, come spero molti, ho fatto la fila per visitare un museo. Una volta, per un concerto di Pino Daniele, sono stato in coda per ben 35 minuti.
Addirittura, per mangiare una sfogliatella da Scaturchio a Napoli, ho dovuto aspettare quasi dieci minuti perché avevo davanti una decina di persone che compravano le paste. E ci ero arrivato in macchina, comodo e tranquillo quanto può permetterlo il traffico.
Oggi, invece, ci spariamo una scarpinata di qualche ora in salita, arriviamo davanti a uno degli spettacoli più belli del globo e ci mettiamo in coda senza protestare né sbuffare.
Perché?
Perché «L’ho visto sullo smartphone!»
Chiariamo subito una cosa. Niente contro influencer, social media manager e simili. Niente contro i vari social network, anche se non ho, per scelta, Facebook, TikTok e X. Niente contro i bomboloni. E niente contro i giornalisti e i turisti, per carità.
Ma quello che, francamente, mi fa alzare un sopracciglio, o forse due, è una domanda che mi frulla nel cervello.
Siamo davvero sicuri che i nostri desideri nascano da qualcosa che vogliamo, oppure seguiamo quello che ci arriva preconfezionato?
La verità, purtroppo, è che il Sassolungo è lì da qualche milione di anni. Il rifugio Friedrich August con i suoi bomboloni è lì da una trentina.
Dovevamo aspettare l’algoritmo per sapere dove andare e cosa guardare?
Regola n. 47
«Le catastrofi annunciate arrivano raramente. Quelle vere, quasi mai con preavviso.»

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