Volavano davvero. Il resto correva.

Ogni riferimento a operazioni realmente avvenute è puramente fantasioso.
Come sapete ho messo in moto il cantiere per la ristrutturazione dell’aspetto grafico del mio blog. Ore e ore trascorse alla tastiera tentando di convincere i vari elementi grafici di andare e restare al loro posto, quello che, poco democraticamente, ho deciso io.
Una colonna sonora poco impegnativa, ho scelto il Reggae, concentrazione al massimo, Rossana, Grazia e Pixel pronte a darmi una mano, Speranza-1 che spara sentenze impertinenti e qualche volta pertinenti, Ugo che vigila affinché nessuno, soprattutto WordPress, si faccia male.
Il rumore degli elicotteri, piuttosto frequente in questi ultimi due giorni, non mi meraviglia più di tanto. In fondo abito a una ventina di chilometri di distanza dall’aeroporto di Cervia dove ha sede l’83° gruppo SAR dell’Aeronautica Militare. E non mi meravigliano nemmeno le bitonali dei Carabinieri e della Polizia che sfrecciano sulle quattro corsie della Statale 16, a duecento metri da casa.
Stamattina, durante la colazione, mentre il TG3 Regionale racconta le notizie dell’Emilia-Romagna, un’affermazione dalla poltrona: «Hai visto, gli elicotteri e i posti di blocco sulla statale, pare cercassero un evaso dai Casetti». Per chi non lo sapesse, i “Casetti” sono la Casa Circondariale di Rimini.
Sollevo un sopracciglio, anzi due. Avevo sentito parlare di un’esercitazione NATO, da qualche parte, non chiedetemi dove, avevo letto, mi pare, di un’altra esercitazione interforze delle forze dell’ordine, proprio in questi giorni, in provincia di Rimini. Notizie che probabilmente non meritano, come diceva Guccini, “due colonne sul giornale”, al massimo un comunicato o un lancio di agenzia in dieci righe. Se vogliamo essere pignoli diciamo pure 300 parole su una rivista specializzata.
Insomma, niente di che. Tento una timida reazione, magari non troppo timida, ma rinuncio subito.
Inutile.
A volte è veramente inutile tentare di reagire con i fatti ai racconti che scorrono sui social, banalità che con il meccanismo, permettetemi di dire perverso, delle condivisioni e dei commenti lievitano molto più velocemente del pane.
I fatti partono da qualcosa di statico e poi magari si evolvono. I social hanno bisogno di correre come un centometrista che insegue il record mondiale. Ma, almeno, il centometrista corre da solo.
Chi commenta, chi condivide, chi mette i like sente il bisogno di ribadire un solo principio: «Io ci sono!» E, poi, ci sono quelli che per me sono i peggiori. Quelli che non si limitano a esserci, quelli che affermano con una sicurezza che mi spaventa: «Io so per certo!»
Qualcuno potrebbe dirmi: «Che te ne frega, sono voci non verificate». Non mi preoccupa la voce, mi preoccupa il maledetto algoritmo – con tutto il dovuto rispetto per l’intelligenza artificiale – che, anche sulla base di like, condivisioni e commenti, contribuisce a far salire il ranking di un post sui social. Una visibilità che può generare, in qualche animo ingenuo, la paura di essere esposto a una catastrofe imminente e magari influenzarne le scelte future, anche quelle importanti non soltanto per lui, ma per tutto il Paese.
Una volta le voci correvano di bocca in bocca. Oggi viaggiano sui social. La differenza è che prima, per trasformare un elicottero in un’evasione di massa, serviva un pomeriggio al bar.
Spesso più di un pomeriggio solo!
Regola n. 0
«Non prendere troppo sul serio né te stesso né la macchina che stai usando per leggere questa regola.»

giovedì 15 Ottobre 2026 alle 11:11
Mamma mia, che traffico di elicotteri, notizie e supposizioni! Per fortuna almeno il reggae continua a suonare.