Allora non possiamo aiutarla

Vi siete mai trovati, a tarda sera, magari di notte, in una città che conoscete soltanto per averla vista sulla carta geografica d’Europa?
Ora immaginate di avere bisogno di un’informazione. Magari sapere a che ora e da quale binario parte un treno.
«Che ci vuole? Su Internet trovi tutto!»
Bene, verissimo. Ma immaginate che tutto questo succeda in un’epoca remota, diciamo quando Internet era di legno e girava ancora a manovella.
Parliamo non di un’era storica, ma di alcuni decenni fa, meno di tre, quando il massimo della comunicazione mobile era il Nokia 3310: eccellente come arma (impropria) di difesa, decisamente meno per navigare in Internet.
La soluzione era semplice. In stazione ti piazzavi davanti al tabellone cartaceo delle partenze, ti orientavi fra i vari simboli – martelli incrociati, croci misteriose e altri geroglifici – e capivi che il tuo treno, salvo ritardi o cambi dell’ultimo minuto, partiva a quell’orario da quel binario.
Oppure ti imbattevi nel ferroviere che montava o smontava dal turno e lui tirava fuori l’orario tascabile e, sfogliandolo con una maestria impressionante, ti dava tutte le informazioni.
Con qualche consiglio gratuito.
Milano, stazione di Porta Garibaldi. Ottobre 2026.
Una signora anziana straniera, forse sudamericana, prova a chiedere allo sportello – oggi si chiama help-desk – informazioni sull’orario e sul binario di partenza del suo treno.
Trenitalia? Trenord? Italo? Poco importa. La signora aveva bisogno di sapere da quale binario partisse un treno. Non di conoscere l’organigramma delle società ferroviarie. Ma forse era la “compagnia” sbagliata: l’addetta, molto cortese in verità, le spiega di non poterle fornire quelle informazioni, aggiungendo che sono disponibili su Internet.
Purtroppo la signora capisce poco l’italiano, non parla inglese e, soprattutto, non sa usare Internet.
Può succedere? Certo, e forse più spesso di quanto si creda.
E non solo con i treni.
E non riguarda soltanto le persone anziane o a digiuno di tecnologia.
Io stesso, che credo di non essere l’ultimo arrivato su Internet, io che cerco di piegare anche sistemi stabili come WordPress ai miei voleri, di fronte a certi sedicenti help-desk digitali mi ritrovo davanti a quello che sembra essere un muro di gomma.
Io, con una quarantina d’anni di esperienza con i computer.
E chi usa Internet solo per inviare e ricevere messaggi su WhatsApp?
Il problema, forse, è quando si cerca di sostituire un dialogo fra persone con una conversazione con un chatbot che ti promette di risolvere il tuo problema, ma poi ti rimanda alle FAQ. E alla fine delle presunte risposte alle domande più comuni, se rispondi “no” alla domanda “Hai risolto il tuo problema?”, ti rimanda al chatbot di prima.
Vogliamo dare la colpa ai programmatori? Oppure alla signorina in carne e ossa dello sportello di Milano Porta Garibaldi?
Oppure a chi ha voluto quel sistema di informazioni online tarandolo sulle proprie conoscenze, sul proprio modo di vedere il mondo?
Il problema non è quante persone riescono a fare tutto con uno smartphone.
È chi pretende che il mondo lì fuori sia piatto e come lui lo immagina.
Gli altri? Chi se ne frega!
Regola n. 5
«Prima di salvare il mondo, controlla di aver spento il fornello. Poi controlla di nuovo.»

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