Breve storia dell’antica passione per le certezze inventate.

Lillo e Sugar osservano la barra di avanzamento su un computer moderno: mentre Lillo guarda lo schermo con aria sorniona, Sugar prova a toccare con la zampa una previsione di 17 minuti rimanenti.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale. Nessun gatto è stato maltrattato.


Scagli il primo megabyte chi non si è fidato almeno una volta della mitica barra di avanzamento di Windows.

Quella striscia rassicurante che cresceva lentamente sullo schermo e sembrava dirti: «tranquillo, so esattamente quello che sto facendo.»

Non era vero.

Non lo è mai stato.

C’era una volta Windows 3.0.

E c’era una scritta che, prima o poi, compariva sullo schermo:

«Attendere, prego.»

Lei non diceva quanto.

Non faceva promesse.

Non azzardava previsioni.

Il computer stava facendo qualcosa e tu, semplicemente, dovevi aspettare.

E tu, paziente, aspettavi.

Aspettavamo che il floppy finisse di macinare, che un programma venisse caricato, che il modem riuscisse finalmente a collegarsi.

E quando cominciammo a scaricare qualcosa dalla rete, vedere i byte arrivare uno alla volta non era una tragedia: era quasi uno spettacolo.

Poi arrivò lei.

La barra di avanzamento.

All’inizio era una buona idea.

Una striscia che si riempiva e ti diceva: «tranquillo, non si è piantato tutto.»

Sto lavorando.

Poi qualcuno decise che non bastava.

Comparvero le percentuali.

37%.
58%.
92%.

E soprattutto comparve il tempo rimanente.

17 minuti.

Finalmente una certezza.

Peccato che, trenta secondi dopo, i minuti diventassero 23.
Poi 14.
Poi 31.
Poi di nuovo 17.

Era nata la barra buciarda.

A quel punto capivi che non stavi copiando dei file. Stavi partecipando a un esperimento sulla relatività del tempo.

Nel frattempo è cambiato tutto.

Abbiamo copiato file sui floppy, poi sui dischi sempre più veloci fino ad arrivare alle SSD.
Ci siamo collegati con modem che oggi farebbero tenerezza, siamo passati all’ADSL e poi alla fibra.

La barra, invece, è ancora lì.

E noi continuiamo a guardarla.

Anzi, più i computer sono diventati veloci, meno siamo diventati disposti ad aspettare.

Una volta preparavi il caffè mentre il computer faceva il suo mestiere.

Oggi, se una pagina web impiega più di cinque secondi ad aprirsi, controlliamo la connessione, insultiamo il router e cominciamo a sospettare che sia in corso un complotto internazionale contro di noi.

Abbiamo fretta.

Vogliamo tutto e subito.

Un file, una risposta, una notizia, una diagnosi, una spiegazione, un giudizio.

Possibilmente adesso.

E possibilmente con una percentuale accanto.

Forse è per questo che l’intelligenza artificiale ci piace così tanto.

Le facciamo una domanda e lei risponde.

Subito.

Non deve andare in biblioteca. Non deve telefonare a qualcuno. Non deve pensarci domani mattina.

In pochi secondi ci consegna una risposta ordinata, grammaticalmente corretta e spesso perfino convincente.

Il problema è proprio quel convincente.

Perché la velocità con cui arriva una risposta non certifica la sua verità.

L’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario. Ma rimane uno strumento: vale quanto sappiamo usarlo.

Se invece le chiediamo semplicemente una risposta e prendiamo per buona la prima cosa che compare sullo schermo, rischiamo di aver inventato una nuova barra buciarda.

Solo molto più sofisticata.

Quella vecchia, in fondo, mentiva soltanto sul tempo.

Diceva «mancano 17 minuti» e magari ce ne volevano quaranta. Oppure cinque.

Poco male.

Quella nuova può offrirci in pochi secondi una certezza che certezza non è.

E forse il problema non è che abbiamo costruito macchine sempre più veloci.

È che, mentre loro diventavano più veloci, noi abbiamo disimparato ad aspettare.

Ad aspettare una verifica.

Una seconda fonte.

Un dubbio.

Perfino un semplice «non lo so».

L’intelligenza artificiale può sbagliare.

La barra di avanzamento lo faceva già quando l’intelligenza era tutta dall’altra parte dello schermo.

Perché ci sono momenti nei quali sarebbe molto meglio tornare davanti a quella vecchia schermata di Windows 3.0.

Senza percentuali.

Senza previsioni.

Senza certezze inventate.

Attendere, prego.

Ti è piaciuto? La prossima non fartela raccontare.
Eventuali & Varie parla solo quando ha qualcosa da dire.

Le Regole di Speranza-1

Regola n. 61

«Se chiedi a un consulente "sì o no", preparati a ricevere un seminario. La risposta arriverà alla slide 37.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.