…il desiderio di vedere

Ieri pomeriggio, in macchina, siamo passati davanti a una concessionaria e, fra i veicoli usati nel piazzale, ho notato una splendida station wagon americana, credo un V6 da tre litri e mezzo. Tre litri e mezzo è la cilindrata. Con tre litri e mezzo di benzina, in città, quella forse riesce a fare 20, 25 chilometri. Non di più. «Sarebbe adatta per noi», è stata la mia battuta. La risposta di mia moglie: «Sì, adesso mi iscrivo su OnlyFans, metto le foto dei miei piedi e vediamo di fare soldi.»
Inevitabile la battuta con la podologa che aveva appena finito di curare e sistemare il piede sinistro: «Bello, quasi quasi lo metto su OnlyFans ma non credo che troverei acquirenti.» La risposta, devo dire, mi ha spiazzato. Pare che ci sia un vero e proprio mercato delle immagini di piedi, non solo perfetti e graziosi, ma anche deformi. La podologa stessa aveva ricevuto richieste di foto e video di piedi.
Ora io frequento Internet da quando il modem per collegarsi faceva rumori assurdi e la velocità era quella che era. Insomma da quando, come mi piace dire, era di legno e andava a manovella. E che ci fossero siti porno lo sapevo prima che molti della cosiddetta Generazione Z fossero nati. E sono abbastanza adulto, non vecchio anche se ho 72 anni, da non essere scandalizzato da persone che hanno particolari feticismi.
Ma questa del mercato on line del feticismo non la sapevo. Ammetto la mia ignoranza e chiedo venia.
Il desiderio, certo, non l’ha inventato Internet. Il piacere del bello, della perfezione anatomica, nemmeno. Non ci trovo niente di scandaloso. Quello che forse mi preoccupa è il fatto che oggi sia possibile soddisfare una quantità enorme di desideri, anche molto particolari.
Parlando di piedi mi è venuto spontaneo pensare alle sculture di Michelangelo e alla perfezione nei particolari, piedi compresi. Anche allora la bellezza espressa nell’arte era messa, a volte a malavoglia, al servizio del potere. Mi risulta che papa Giulio II avesse commissionato proprio a Michelangelo il suo monumento funebre. Una dimostrazione di potere spirituale o temporale? Non saprei. Io personalmente preferirei che le mie ceneri riposassero in un vaso di amarene sotto spirito. Se possibile precedentemente svuotato da me.
Oggi qualcuno può provare una piccola, ma per lui appagante, sensazione di potere pagando pochi euro per un contenuto esclusivo. Dal monumento di Giulio II al mio vaso di amarene fino al contenuto esclusivo, cambiano le dimensioni ma non necessariamente cambia la logica del possesso.
C’è un dettaglio che non possiamo trascurare. Michelangelo stesso, nel sonetto 151 delle Rime, descriveva la figura come già racchiusa nel blocco di marmo: spettava alla mano dello scultore, guidata dall’intelletto, liberarla dalla materia superflua.
Oggi il mondo sembra essersi ribaltato. Possiamo prendere un’immagine reale e ritoccarla. Addirittura possiamo prendere un’idea e, grazie all’intelligenza artificiale, generare una figura inesistente. Sembra quasi che la bellezza non richieda più necessariamente un corpo reale.
Mosso dal mio “genio e sregolatezza” ho voluto fare una prova. Con una ventina di semplici parole ho fatto generare a un sistema di intelligenza artificiale online due piedi fotorealistici. Quelle parole, passate attraverso un helper anch’esso gratuito e online, hanno prodotto un secondo prompt che ha migliorato notevolmente la resa ai miei occhi. Cosa ho dimostrato, senza fare test di mercato? Semplicemente che sta diventando molto facile produrre immagini plausibili.
Il bello è bello. Lo possiamo incontrare ogni giorno. Possiamo incontrare per caso una bella donna che attira lo sguardo o un bell’uomo che fa pensare: “Wow!”. Succede anche davanti al David di Michelangelo o alla Venere di Milo.
Oggi abbiamo le vetrine digitali, e non parlo dei negozi on line, che possono proporci di vedere e acquistare esattamente quello che desideriamo. Basta pagare o abbonarsi.
Già nell’antica Roma esistevano figure che traevano profitto dal desiderio delle persone. Naturalmente è un paragone provocatorio, non sto dicendo che certe piattaforme digitali abbiano assunto il ruolo di lenoni.
Ma una domanda mi rimbalza nella testa: chi guadagna davvero? Chi vende un’immagine, chi paga per guardarla o il proprietario della vetrina che ne stabilisce le regole?
Oggi nel mercato digitale non si vendono soltanto oggetti. Si vendono anche fantasie, esperienze e, per qualcuno, la sensazione di poter comprare quello che desidera.
La bellezza che Michelangelo liberava dal marmo era qualcosa che lui già immaginava presente. Noi potremmo creare una bellezza immaginaria, metterla in una vetrina e darle un prezzo.
E qualcuno incassa anche senza averla mai vista.
Regola n. 12
«Non discutere di algoritmi, nucleare o requisiti software quando sta arrivando il pranzo.»

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