… il mostro, eventualmente, lo troviamo dopo.

Illustrazione nello stile di Beltrame e Molino: una grande manifestazione pacifica riempie una piazza, con cittadini, trattori e TIR. In primo piano, un unico cameraman riprende una vetrina infranta, ignorando la folla.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale di ChatGPT.


Sono due giorni che, mentre faccio le mie prove sul nuovo layout del mio blog, penso e ragiono sul titolo “Sbatti la paura in prima pagina”. Titolo copiato spudoratamente da quello del film di Marco Bellocchio del ’72 che inizia con una serie di immagini tratte dalla cronaca delle manifestazioni dei tanti movimenti, giovanili e non, che agitavano, e non poco, la vita del Bel Paese.

Oggi, e non solo in Italia, succedono fatti che all’epoca avrebbero fatto lavorare giorno e notte i ciclostili, avrebbero scatenato roventi assemblee, provocato non una ma dieci e più manifestazioni.

Le crisi internazionali hanno contribuito, secondo quanto raccontano gli esperti, all’aumento del costo della vita. Il costo dei carburanti, in particolare, ha messo in serio disagio settori cardine come l’autotrasporto e l’agricoltura. Questi sono fatti, credo difficilmente contestabili.

Negli anni Settanta, a volte, durante le manifestazioni si esagerava. Scontri con la polizia, randellate, fumogeni, auto in fiamme, cassonetti ribaltati, vetrine spaccate, sampietrini divelti, barricate. Qualcuno, esagerando, usava anche le bombe a mano per difendersi dalla brutalità poliziesca.

Anche a Milano, sabato scorso, una manifestazione è sfociata in episodi di violenza difficilmente giustificabili. Per fortuna non ci è scappato il morto. Ma gli scontri con la polizia, le randellate, i fumogeni, i cassonetti ribaltati, le vetrine spaccate, i sampietrini divelti e le barricate improvvisate, quelli sì.

E, come negli anni Settanta, un’immagine è diventata l’icona di un fatto. Parlo di quel gruppo di ragazzi che spacca una vetrina. Un filmato di nemmeno quattro o cinque secondi, con un ragazzo che, nella foga, sbatte contro lo stipite.

L’ho visto domenica. L’ho rivisto lunedì. E, di nuovo, nei giorni successivi. Ieri, in tre telegiornali diversi, almeno sei servizi hanno riproposto quelle immagini. Sempre le stesse.

A questo punto comincio a preoccuparmi per lui. Non sarà stanco? Si sarà fatto male? Quante volte ancora dovrà spaccare quella povera vetrina prima che qualcuno gli conceda un po’ di riposo e gli dia un poco di crema sulla spalla?

Naturalmente sto scherzando. La violenza resta violenza, anche quando la televisione la manda in replica.

Si può manifestare anche senza muovere un dito. Lo hanno fatto gli autotrasportatori fermando i TIR, lo hanno fatto gli agricoltori lasciando i trattori nei campi.

Niente vetrine spaccate, niente sampietrini, niente barricate. Eppure anche una protesta apparentemente pacifica può avere conseguenze pesanti.

Se si fermano i trasporti, le merci non arrivano. Se le merci non arrivano, gli scaffali dei supermercati possono rimanere vuoti. E a pagarne le conseguenze sono anche persone che con le ragioni della protesta non hanno nulla a che vedere.

Non come le vetrine spaccate. Ma un disagio meno visibile, altrettanto serio.

Dove voglio arrivare?

Dalla violenza di sette giorni fa a Milano si è arrivati, in tempi rapidissimi, a un nuovo decreto sicurezza. Alle manifestazioni degli autotrasportatori il Governo ha risposto promettendo lo sblocco dei fondi già destinati agli aiuti per il settore.

Colpa del Governo? Non solo.

Colpa dei media, allora? Forse.

Negli anni Settanta c’erano le parole d’ordine gridate in piazza, c’erano i volantini, c’era il ciclostile. C’erano i sindacati. Uno sciopero generale fermava tutto il paese.

Oggi abbiamo uno strumento che ci connette con tutto il mondo e lo usiamo per guardare un cretino che balla davanti a un frigo o un gatto che fa le fusa.

E se lo usassimo per organizzare una manifestazione per circondare i palazzi del potere? Non per spaccare tutto. Magari solo per vedere se dentro c’è qualcuno che riesce ad arrossire.

Sono io il mostro?

Ti è piaciuto? La prossima non fartela raccontare.
Eventuali & Varie parla solo quando ha qualcosa da dire.

Le Regole di Speranza-1

Regola n. 59

«Se una cosa sembra progettata male, controlla prima quando è stata progettata. Potrebbe non essere un errore. Potrebbe essere il passato che non ha ancora ricevuto l'aggiornamento.
Vale anche per le persone.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.